(Giuseppe Luigi Lagrangia, Torino 1736 – Parigi 1813)

Stranamente non v′è: alcuno nel “bel paese” che non consideri Guglielmo Marconi un grande fisico e inventore italiano mentre quasi nessuno sa chi realmente fosse Giuseppe Luigi Lagrange.

Del primo molti conoscono fin quasi dalle classi elementari (o almeno …conoscevano sino a un paio di decenni orsono) vita morte e miracoli – compreso il fatto che fu elevato nel corso del ventennio fascista al rango di simbolo del genio italico, che ebbe in vita gloria, onore, ricchezza e fama mondiale, che vinse un premio Nobel, che fu Accademico d′Italia e molte altre cose ancora – del secondo invece pochi rammentano a fatica il nome e solo per essersi imbattuti in qualche suo teorema nel corso degli studi superiori. Gli stessi studenti universitari di matematica, fisica o ingegneria diranno al più, se interrogati in merito, che era un matematico «sicuramente francese» vissuto chissà: quando, nato e morto chi sa dove… Fatto curioso questo, a ben pensarci, specie considerando quel che segue.

Ancorché nato a Bologna Marconi era per metà: irlandese, quale figlio di tale Annie Jameson, nipote del fondatore della storica distilleria Jameson & Sons ancor oggi apprezzata dai bevitori di whisky.

Proprio in Irlanda e Gran Bretagna Marconi mosse i primi decisivi passi verso il successo.

L′invenzione di Marconi fu non solo anticipata dal fisico serbo Tesla ma contemporanea a quella del russo Popov (come è: stato accertato senz′ombra di dubbio).

Lagrange, viceversa, era italiano – per meglio dire piemontese – per sette ottavi, avendo avuto un solo bisnonno transalpino: padre del nonno paterno ed ex ufficiale di cavalleria sotto Luigi XIV, in seguito approdato a Torino al servizio dei Savoia.

Lo stesso cognome “Lagrange” gli fu appioppato dopo la nascita, essendo l′avito “De La Grange“ già: da generazioni mutato nella forma italianizzata “Lagrangia”, con la quale fu registrato all′anagrafe.

Sempre a Torino e sin da giovanissimo Lagrange svolse, in completa solitudine, le prime sue fondamentali ricerche sul “calcolo delle variazioni”, le quali suscitarano la sconfinata ammirazione di Lehonard Euler (noto in Italia come “Eulero”) il quale peroròil suo trasferimento presso l′Accademia delle Scienze di Berlino, ove il nostro emigrò all′et%agrve; di anni 32 ed ove si trattenne per circa un ventennio prima di accettare il trasferimento a Parigi quale “pensionato d′onore” della Académie des Siences; non foss′altro che per ragioni climatiche.

Dopo aver ordinato l′espulsione di tutti gli stranieri (tra i quali si celavano abilmente innumerevoli spie) a seguito dell′aggressione delle potenze realiste europee alla Francia repubblicana, la Convenzione del “93 decretò che tale provvedimento non dovesse applicarsi a Lagrange – sebbene piemontese – per i suoi «alti meriti rivoluzionari».

Il grande matematico Laplace, pressoché coetaneo di Lagrange e mosso forse da un tantino di invidia per gli straordinari successi scientifici del suo collega, definito da Napoleone «la più alta piramide», era solito lamentare il fatto che egli aveva una «voce assai flebile unita a un forte accento italiano», così che gli studenti dell′Ecole Polytechnique si distraevano spesso durante le sue lezioni. Questo per dire quanto poco francese fosse considerato Lagrange di quei tempi.

Rimane comunque il fatto imprescindibile che la Francia ha saputo onorare tale personaggio col riconoscimento più alto inumando il suo corpo nel Pantheon di Parigi, luogo sacro della memoria storica di quel paese precipuamente riservato ai “Grandi della Patria”.

E l′Italia?

Con l′eccezione della città: di Torino vige da noi, nei riguardi di Lagrange, una abulica arrendevolezza nel rivendicarne i natali, una sorta di “rimozione”. Perché? Possibile che da tante pubbliche e spesso enfatiche commemorazioni rese con “vibranti accenti di commozione” persino dalle più alte cariche dello Stato, debba essere escluso il suo nome a fronte di altri pure importanti ma oggettivamente inconfrontabili per portata storica e universalità: di pensiero? Quale ineffabile mistero antropologico-culturale sottende questa dimenticanza?

Riguardo ai contributi del Nostro alle Scienze Matematiche (e non solo) rimandiamo agli allegati documenti. Ci limitiamo qui a dire che non v′è: aula universitaria e accademica del mondo – dagli USA, alla Cina, al Giappone, ovviamente passando per l′Europa – ove il suo nome non risuoni ancor oggi centinaia di volte, ogni anno accademico che Dio manda, per le molte straordinarie scoperte e creazioni che il suo genio inventivo ha consegnato alla posterità:. Di più: ricerche teoriche avanzate in disparati ambiti della matematica pura e applicata attualmente in corso d′opera (ad esempio sui fondamenti della meccanica quantistica), si ispirano alle sue equazioni, al suo, per così dire, stile di pensiero, ai suoi metodi.

In breve sintesi, Lagrange appartiene all′empireo sommamente esclusivo dei Grandi della Scienza di tutti i tempi. Che almeno questo si dica e si sappia, nel bicentenario della morte, in una scuola che dovrebbe onorarsi d′essere a Lui intitolata.

Per eventuali approfondimenti scarica il file in allegato.

Prof. Nadir Zanchetta (Professore in pensione)